Alfano "ghe pensi mi": lodo e immunità .

lunedì 8 Febbraio 2010 - Politica

Alfano Il governo procederà sul doppio fronte del lodo bis e dell’immunità ma il ministro della Giustizia Angelino Alfano assicura: «Berlusconi non si sottrarrà alla giustizia ». Il Guardasigilli, ospite ieri a In mezz’ora di Lucia Annunziata, affronta il tema della giustizia a tutto tondo e detta la scaletta di governo e maggioranza sui prossimi interventi in materia. Di fronte alla scelta tra riproporre una versione riveduta e corretta del lodo Alfano o seguire la pista di una nuova immunità parlamentare il ministro rivela che l’ipotesi su cui si sta lavorando «è quella di fare entrambe ».


Il Guardasigilli Angelino Alfano coglie l'occasione di una intervista nella trasmissione televisiva ''In mezz'ora'' di Lucia Annunziata su Raitre per fare il punto sugli impegni del governo sulla giustizia.

Nella riunione del Consiglio dei ministri di mercoledi' - ha annunciato - si discutera' di un decreto che il Ministero della Giustizia sta mettendo a punto per mantenere ai tribunali la competenza per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.

Questa soluzione, ha precisato il ministro, dovrebbe essere sufficiente per risolvere il problema legato alla sentenza della Corte di cassazione, la quale ha riconosciuto la competenza della Corte d'assise per il reato aggravato di associazione mafiosa, dal momento che con la legge ex Cirielli del 2005 la pena massima e' stata fissata in ventiquattro anni di reclusione.

''Il governo interverra' per rimediare all'altrui errore'', ha detto Alfano ricordando che i giudici, dopo il 2005, avrebbero dovuto applicare la legge inviando i processi per associazione per delinquere aggravata in Corte d'assise e non in tribunale. ''Nel decreto si precisera' la competenza dei tribunali in modo da evitare scarcerazioni'', ha aggiunto il ministro.

Nella conversazione televisiva il guardasigilli e' tornato a parlare dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio: ''Berlusconi vorrebbe andare in tribunale sempre, ma il tribunale e' un luogo dove si studiano i processi. Lui avrebbe studiato i faldoni e sottratto tempo al governo.

Ecco, dunque, il perche' di un provvedimento che interrompe i processi del premier''. Alfano precisa pero' che il premier non ha alcuna intenzione di sottrarsi ai processi: ''Quando avra' finito di governare, si fara' processare dai tribunali italiani''.

Da qui la difesa della legge sul legittimo impedimento appena approvata dalla Camera e che nei prossimi giorni sara' discussa dal Senato: ''Non e' una legge ad personam. Il bivio e' tra il dovere del presidente del Consiglio di governare e il diritto di difendersi dai processi: basti pensare che Berlusconi avrebbe presto dovuto affrontare ventitre udienze in sessantacinque giorni''.

Il ministro annuncia inoltre che il governo sta lavorando sia a un nuovo Lodo Alfano, che questa volta avra' la forma di una legge costituzionale per non incorrere in possibili bocciature della Corte costituzionale, sia alla reintroduzione dell'immunita' parlamentare abolita nel 1993.

''L'immunita' e' diventata, per l'uso che ne e' stato fatto nella prima Repubblica, uno strumento della casta, un'impunita'. Questa equazione va smontata e ristabilita nei termini che il legislatore costituzionale del 1948 l'ha pensata'', argomenta Anfano ribadendo l'obiettivo del governo: ''Dobbiamo far si' che nel momento in cui noi ribadiamo l'autonomia della magistratura sia riaffermato il principio secondo cui l'agenda politica e tutto quanto consegue un'indagine giudiziaria non intacchi l'autonomia e la sovranita' del Parlamento''.

Nell'intervista c'e' stata una stoccata polemica del guardasigilli nei confronti di Gianfranco Fini, presidente della Camera, che nei giorni scorsi aveva sostenuto che la riforma del processo breve, gia' approvata al Senato, fosse caduta su un binario morto dopo la precedenza data al varo della legge sul legittimo impedimento. Ha precisato a questo proposito Alfano: ''Il processo breve non ha nessuna urgenza di essere approvato, pero' abbiamo intenzione di mantenere saldo il principio che i cittadini debbano sapere il momento in cui si e' condannati o dichiarati innocenti''. E comunque - ha aggiunto - anche l'aggettivo ''breve'' e' ipocrita ''perche' otto-dieci anni per tirarsi fuori dalle maglie della giustizia non e' un periodo breve: e' un periodo certo''.

Ultima questione affrontata dal ministro e' stata quella dei pentiti: ''I pentiti sono utili ma, essendo anche dei criminali, sono da maneggiare con cura''. Questa e' la premessa per prendere posizione sulle polemiche relative al disegno di legge presentata nei giorni scorsi dal senatore Giuseppe Valentino, Pdl, che vorrebbe modificare la legislazione sui collaboratori di giustizia. Il guardasigilli conferma il proprio parere negativo: ''Non credo che i pentiti siano il Vangelo, e bisogna ricordare che i pentiti hanno solitamente dei curricula criminali straordinari. Ma bisogna riconoscere che hanno aiutato la giustizia italiana a ricostruire l'organizzazione di Cosa nostra''.

Fonte Asca.it

Scrivi il tuo commento all'articolo

Se le lettere non fossero abbastanza chiare, premere F5 per cambiarle